Non ci sono più figurine

Settembre 3, 2008

Cellò Cellò Manca Manca Manca

Gennaro Ruotolo! Mi manca Gennaro Ruotolo! Ti do Silenzi, Carnevale e Seba Rossi però datemi un Gennaro Ruotolo!

Poi si cresce si dimentica l’odore stupendo delle figurine che uscivano dal pacchetto fino a quando… magicamente… compare facebook… l’olfatto non percepisce nulla ma l’animo del collezionista esulta e non solo quello…

Ora ce li puoi avere tutti, o quasi, e quel quasi è solo questione di attimi… Perchè fra poco potrai ritrovare non solo il tuo collega ma anche la portinaia, il barista all’angolo, la cassiera dell’esselunga e chissà chi altri, li puoi raccogliere tutti, milioni di contatti, studiare le connessioni che hanno con le altre persone che conosci, non ci sono più le pagine delle squadre, è un’unica grande squadra sotto lo stemma della grande F di Facebook.

Sul tram trovi persone che si salutano al ritorno dalle vacanze ma sanno già tutto di cosa ha fatto l’altro: “Ho visto le tue foto delle tue vacanze su facebook, quante ne avete combinate…” “Eh già, anche tu non hai scherzato… però, scusa una cosa, mi avevi detto che andavi alle Baleari però mi sembrava l’Adriatico”…

E così via, milioni di figurine che non dicono nulla se non il racconto superficiale delle loro esistenze attraverso i fatti, come se i fatti fossero tutto, e l’interpretazione dei fatti è lasciata alle voglie più pruriginose insite nell’uomo, sapere tutto degli altri, soprattutto se intimo e privato, si diventa tutti un po’ James Stewart a spiare dalla finestra.

Quello scopa con l’altro, l’altra si è lasciata, guarda quello poverino è stato licenziato e fra poco gli nasce un figlio, guarda le foto delle vacanze della mia ex compagna delle elementari… come si sta smagrendo… è quasi anoressica…

E via così a sfogliare questo album dei cazzi degli altri…  Una volta mi dispiaceva tantissimo non trovare Gennaro Ruotolo, oggi ne sono felice…

 

Dedicato a chi era abituato ad ascoltare le mie filippiche ogni giorno…

Estate

Luglio 25, 2008

Dell’estate mi piace:

 

- Quando arrivano i nuvoloni grigi sulle spiagge e la gente corre per tornare nelle case e negli alberghi.

- Le penniche del primo pomeriggio che quando ti risvegli sembra che tutto intorno sia deflagrata una bomba atomica e che tu sia rimasto l’ultimo uomo sulla terra.

- Perdersi in mezzo all’aria condizionata di una libreria e uscire con dei libri inutili ma con la convinzione di aver preso dei futuri nobel (sì anche Tom Clancy e Daniel Steele)

-  Camminare sulla sabbia dopo che ha piovuto quando assume quella consistenza più solida che quasi non si insinua nemmeno tra le dita dei piedi.

 

Dell’estate odio… odio… odio tante cose dell’estate… odio l’estate…  però la maggior parte delle cose che odio sono in questo brano…

 

Sull’ecosistema umano

Luglio 23, 2008

Potrebbero scomparire le api. Sono a rischio estinzione, come i panda, i delfini e altri animali buoni per fare merchandising.

 

Niente panico, non c’è nulla di certo, a partire dalle cause.

Niente panico, non vi parlerò dei danni che potrebbe portare la scomparsa delle api dall’ecosistema, però spererei che facciate almeno un pensiero alla sparizione del miele e alla tremenda difficoltà che avranno i fiori per riprodursi…

 

Mi capita spesso di pensare alle similitudini tra gli animali e gli uomini, soprattutto legate ai mestieri. Camerieri come pinguini, avvocati come iene e avvoltoi, infermiere come quegli uccelli di cui non so il nome che sostano sui gropponi dei rinoceronti e li puliscono e così potrei proseguire per molto ancora ma niente panico, non voglio fare una divertente lista di parallelismi e magari proporvi una fotogallery a controprova di quanto immagino…

 

Ho pensato che anche tra gli esseri umani ci sono categorie che sono in via di estinzione, i poeti ad esempio.

 

I poeti sono come le api, e non è solo per il rischio d’estinzione.

I poeti sono come le api, anzi come alveari, e le poesie sono le api che vi fuoriescono.

Un mondo senza poeti significa un mondo in cui il pensiero si ridurrà sempre di più ad una manciata di concetti, le espressioni usate saranno sempre più stereotipate, le parole d’amore si ridurranno a “Sei bellissimo/a”, “Ti amo”. I fiori, che intanto saranno sempre meno, verranno regalati solo nei giorni imposti: 14 febbraio – rose rosse; 8 marzo – mimose; ai funerali – crisantemi; per le lauree e per le degenze in ospedale andranno bene anche fiori di plastica.

Anche i rapporti sessuali ne risentiranno, ci saranno molti più “coiti per far bottega” e molti meno corpi in fiamme.

Le poesie sono le api, sono la benzina che incendiano i pensieri che permettono di sviluppare pensieri a cui nessuno era ancora arrivato, è linfa per pensieri fantastici, è materiale da cui tutti gli altri saccheggiano e da cui nessuno più saccheggerà.

 

Chissà cosa rimpiangeremo di più se il miele o i fiori…